• martedì , 17 ottobre 2017

TRIBUTE 2016

hr45boekanierGianin VI è un Hallberg Rassy 41 del 1976 resuscitato dal suo armatore che l’aveva trovato abbandonato con una scarpa dentro una padella, mischiata ad una puzzolente pasta aglio, olio e peperoncino. Adesso Gianin VI è una stupenda barca che si è permessa di vincere per due volte la regata lunga più importante del Mediterraneo, la Giraglia, mettendosi alle spalle tante imbarcazioni di ultima generazione con grande soddisfazione.

Questa e altre centinaia di storie di barche costruite in vetroresina dagli anni ’60 al 1995 fanno da sfondo a un grande evento del VELAFestival 2016: il VELAFestival Tribute.

Sul palco della spettacolare area eventi, grandi personaggi del mondo #plasticfantastic hanno raccontato a voi appassionati come sono nate le prime barche in vetroresina di serie e come si è sviluppato negli anni successivi questo impero della nautica, analizzando i loro pregi e i loro difetti, e ripercorrendo la storia delle barche più significative del periodo.

I PROTAGONISTI DEL NOSTRO TRIBUTO
My beautiful pictureA raccontarvi il magico mondo delle barche che hanno fatto la storia dello yachting, oltre al direttore del Giornale della Vela Luca Oriani, personaggi “mitici” come Claudio Maletto, Guido Colnaghi e Mauro Pelaschier.
Per chi non lo sapesse, Claudio Maletto è uno dei progettisti più famosi del pianeta, le sue barche #plasticfantastic hanno vinto tanti campionati mondiali, sopra tutte il Rivetto, un Mini Tonner dalle caratteristiche marcatamente sportive nato da un progetto della fine degli anni ’70. Maletto è stato anhe nel team di progettazione di Luna Rossa dei tempi d’oro e ha disegnato alcuni degli ultimi Grand Soleil, come per esempio il 39 e il 43, che hanno avuto un grandissimo successo.

E poi sul palco ci sarà Guido Colnaghi, il papà delle #plasticfantastic. Guido mentre fondava la scuola vela più famosa d’Italia, Caprera, si permetteva di collaborare con Michel Dufour, il progettista dell’Arpege con cui ha fondato quello che negli anni’60/70 è stato il cantiere di barche a vela più grande del mondo. Tra gli altri a prendere parte al grande evento del VELAFestival, i rappresentanti dei grandi cantieri come Grand Soleil, Hallberg Rassy, Dufour, Beneteau, Jeanneau, che hanno ripercorso le storie delle loro imbarcazioni di quegli anni.
Non poteva mancare anche quello che è stato il timoniere simbolo delle #plasticfantastic: Mauro Pelaschier con i suoi successi a bordo di Azzurra, del Brava di Vallicelli, poi sui One Tonner, oltre alle innumerevoli vittorie in classe IOR.

Ed è stato proprio il regolamento per le regate d’altura, chiamato con l’acronimo IOR (International Offshore Ra- cing), a definire in maniera determinante quella forma così riconoscibile delle #plasticfantastic: prua e poppa slanciate, la larghezza massima a centro barca, il bordo libero basso: tutti elementi che caratterizzano le barche in vetroresina costruite sino al 1995.
Anche se, come ci scrive Andrea Centaro, un nostro lettore: “Le barche in vetroresina di altura sono nate in realtà a fine anni 50 negli Usa, esattamente con il 40 piedi Bounty disegnato da Phil Rhodes per il regolamento allora vigente in Ame- rica CCA (Cruising Club of America). In Europa in quegli anni vigeva il regolamento RORC (Royal Offshore Racing Club). L’italiana Alpa 11 Maica e il Gaia delcantiere Benello, peresempio, sono nate agli inizi degli anni ‘60 in vetroresina sotto il regolamento RORC. Nel 1970 si sono fusi assieme i regolamenti per facilitare gli scambi sportivi internazionali ed è nato lo IOR”.

LE #PLASTICFANTASTIC IN ACQUA
E come non ammirare le #plasticfantastic esposte in banchina al VELAFestival, dal grande Rainbow (C&C 61) al piccolo Tikka (Swan 37 S&S), sono tante le chicche mai viste insieme. Barche mitiche che hanno segnato una tappa fondamentale della vela moderna.

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