• domenica , 28 maggio 2017

TRIBUTE 2014

174_straulino_01-copiaAgostino Straulino, Tino per gli amici. Il più grande marinaio italiano di tutti i tempi, capace non solo di vincere praticamente su qualunque barca abbia navigato, ma anche di guidare, lui uomo di Marina e di mare, equipaggi in ogni oceano, al comando del Corsaro II prima e della Amerigo Vespucci poi. Se fosse ancora vivo (se n’è andato nel 2004) Straulino avrebbe 100 anni il 10 ottobre 2014.

LUI E IL MARE ERANO UNA COSA SOLA
Straulino nasce a Lussino, nel Golfo del Quarnaro, nel 1914. Nascere qui, dove la bora colpisce con inaudita potenza, è un segno del destino. “Se incontri uno di Lussino, stai certo che è un marinaio o, almeno, lo è stato”, questo si dice. E il giovane Tino non smentisce il detto. Il padre Pietro portava carichi in tutto il mondo con i propri piroscafi, mentre la madre, con sei figli da accudire, aveva il suo bel daffare a tenere d’occhio il figlio, innamorato più del mare che della scuola. A diciotto anni, conseguì la maturità all’Istituto nautico di Lussinpiccolo. Il padre, il giorno stesso della promozione, lo chiamò da parte: “Ascolta, Tino, saresti in età per andare sotto le armi come volontario, ma preferisco che tu attenda la chiamata di leva, tra due anni. La vita in libertà è il desiderio più vivo e reale che tu abbia adesso, lo so. È il mio regalo per la tua promozione. Quindi, prendi la barca, la casa al mare, quello che vuoi: per due anni libertà assoluta!». E barca fu, una Lanzarda scoperta di cinque metri, con la quale il diciottenne rimane lontano da casa anche per intere settimane. Una giovinezza assolutamente spensierata, che termina in un anno ben preciso, il 1934.

I PRIMI SUCCESSI 
038_008_straulino-copiaNell’ottobre di quell’anno arriva infatti la chiamata  di leva e Straulino entra nell’Accademia navale di Livorno come allievo ufficiale di complemento. Il cambiamento delle abitudini imposto dalla rigida disciplina militare è brusco. Basta poco però perché le capacità veliche di Straulino lo facciano notare. Il primo grande successo è del 1938, con la vittoria a Kiel dell’Europeo della classe Star.

Un successo ottenuto nella tana del lupo, quel Walter von Hutschler che nello stesso anno aveva strappato il titolo mondiale agli americani, che lo detenevano ininterrottamente dal 1923. A prua di Polluce c’è già Nico Rode, per tanti anni inseparabile compagno di allenamenti e regate. Nicolò “Nico” Rode, anch’egli di Lussino e già amico d’infanzia, si era rivelato fino dal 1935 il partner ideale. Forte e preparato atleticamente, Con i suoi oltre i 100 chili (che si sommava agli 85-90 kg di Straulino) raggiungono in quegli anni il peso ideale per un equipaggio della Star. Un sodalizio sportivo e personale che continuerà fino alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Dopo il trionfo all’Europeo, il mondo intero dello sport si ferma: scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Straulino vi prende parte prima imbarcato sull’incrociatore Garibaldi, dove rimane fino al gennaio del 1942. Passa inseguito nei mezzi d’assalto della X Flottiglia MAS, nei Gruppi Gamma, il cui compito consisteva nell’attaccare navi nemiche alla fonda fuori e dentro i porti. La fine della Guerra colpisce profondamente Straulino: i soldati di Tito occupano Lussino il 20 aprile del 1945. Con la capitolazione, Lussino entra a far parte della Jugoslavia. Gli italiani, come Straulino, sono costretti ad abbandonare l’isola. “Per mio papà è stato un grande dolore” racconta con dolcezza Marzia, sua figlia. “Siamo tornati a Lussino molti anni dopo, nel 1963. Io avevo dodici anni. Papà era un uomo attaccatissimo alla sua terra, aveva quasi paura di tornare, dopo tutto quello che era successo. Non sapeva come sarebbe stato accolto. Poi comprò anche un pezzetto di terra, dove negli anni ha piantato tanti pini, che ha trasportato a Lussino a bordo del suo Kerkyra”.

1952: L’ANNO IRRIPETIBILE
Terminata la guerra, viene destinato alle operazioni di sminamento dei porti nazionali. Proprio durante una di queste, nel 1947, in un incidente viene investito al volto da un getto di iprite: perde la vista per diversi giorni, per recuperarla poi lentamente, ma è un problema del quale risentirà tutta la vita. Nel frattempo torna alle competizioni, sempre in coppia con Nico Rode sulla Star, affermandosi in pochi come uno dei suoi massimi interpreti. La lista dei titoli che si aggiudica è impressionante: Campione Europeo ininterrottamente dal 1949 al 1956, Campione Italiano dal 1948 al 1956, Campione del mondo nel 1952, 1953 e 1956.

072_026_straulino-copiaMa l’anno da segnare sul calendario con la matita rossa è il 1952. Straulino e Rode si presentano alle Olimpiadi di Helsinki con una Star veloce, Merope, dopo che nell’edizione precedente avevano chiuso tra le polemiche con un quinto posto. Le sette prove si trasformano in una lotta a due con Comanche, la modernissima barca del favorito americano John Price. Straulino e Rode giungono tre volte primi e quattro volte secondi. E’ il trionfo, che porta la coppia italiana anche sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Dopo la rottura del sodalizio con Nico Rode, c’è un momento di appannamento nei risultati, rotto con i titoli europeo ed italiano nel 1959, questa volta in coppia con Carlo Rolandi. Il grande obiettivo è però uno soltanto, le Olimpiadi di Roma 1960, con le regate che si svolgono nel Golfo di Napoli. Straulino è il favorito d’obbligo, ma qualcosa non va per il verso giusto. E arriva un bruciante quarto posto, la medaglia di legno, che segna l’addio all’amata Star.

L’IMPORTANZA DI ESSERE SIMPATICO
Sono anni nei quali, tra le regate e gli impegni con la Marina, Agostino non è quasi mai a casa. “Ma per noi era normale, lui era un tipico ufficiale di Marina, era sempre o quasi imbarcato”, racconta ancora Marzia. “Quando era con noi e non in regata, mio papà era una persona davvero simpatica”. Proprio “simpatico” era il suo aggettivo preferito, stava ad indicare un vero e proprio superlativo, il modo di dire che una cosa gli è piaciuta molto. “Anche in barca ridevamo tantissimo, sapeva scherzare. E comunque, anche quando era al comando del Corsaro II e della Vespucci, in realtà si divertiva tantissimo a “torturare” i suoi equipaggi, che hanno capito solo in un secondo tempo l’importanza di quegli insegnamenti di vela e di vita. E che infatti hanno amato tantissimo il loro comandante”. Già, perché dopo gli anni dei successi tra le boe, nel 1961 Straulino, allora capitano di fregata, conduce il Corsaro II a Los Angeles, passando per Panama: destinazione finale la Transpacific Race da Los Angeles a Honolulu di 2.225 miglia, allora una delle più lunghe regate del mondo. E’ una prima assoluta per una barca battente bandiera italiana, tanto importante da avere a bordo, per tutta la durata della regata, Beppe Croce, storico presidente dello Yacht Club Italiano. Il Corsaro II, uno splendido yawl disegnato da Sparkman & Stephens è un prima classe RORC lungo 20,90 metri, con un baglio massimo di 4,88 metri e pesante 42 tonnellate, si classifica quarto di classe su tredici partecipanti.

vela_altura04.tifIL PIU’ GRANDE MARINAIO SULLA NAVE PIU’ BELLA
Anno 1965. Straulino si imbarca nuovamente sulla nave scuola Amerigo Vespucci (è la sua quarta volta), ma questa volta come comandante. Sotto di lui ha compiuto alcune delle sue imprese più memorabili, come l’uscita a vela dal porto di Taranto o la tremenda tempesta affrontata nei Mari del Nord. Lo spirito agonista di Straulino non viene meno neppure sul grande veliero. Come quando si ingaggia in un duello di velocità perso in partenza col clipper tedesco Gorch Foch, molto più invelato. Quando sembra che l’Amerigo Vespucci sia destinata a essere sorpassata, il veliero tedesco poggia deciso allontanandosi. I racconti si intrecciano, ma i più sono concordi nell’affermare che dalla plancia del Gorch Foch in quel momento sia partito un messaggio a lampi di luce: “Siete la nave più bella del mondo con il re della vela come comandante”. Sarà proprio il suo equipaggio, alla fonda nel Golfo di Napoli, ad acclamarlo quando nel 1965 Straulino si aggiudica il Campionato del Mondo della Classe 5.5.

STRAULINO E LA TECNOLOGIA 
In questi anni (e ancora per diversi decenni a venire) la tecnologia non è ancora parte dominante della vela. Una vela che si rivela nello stretto rapporto tra l’uomo e la barca. Straulino per anni parla con la barca, la vede come un essere animato, la esorta e la incita, in vista del traguardo, perché compia l’ultimo sforzo. Ma Straulino è anche un uomo molto pratico, capace di trascorrere ore nella messa a punto della sua imbarcazione, che cura come fosse un bambino.  Una dedizione che accompagna Tino per tutta la sua vita, anche quando inizia a regatare, negli Anni Settanta, nella Classe IOR. “Da Straulino ho imparato proprio il rispetto per il mezzo e le vele”, racconta Gigio Russo, oggi A.D. di North Sails Italia, che a soli sedici anni, nel 1972, sale a bordo del Kerkyra II prima e poi di Ydra con l’Ammiraglio. “Ma era anche un uomo molto interessato all’evoluzione tecnologica delle barche; anche quando ormai era uscito dal mondo delle regate, se ci incontravamo mi chiedeva informazioni sull’evoluzione tecnologica. Sono convinto che sarebbe stato in grado di portarle al massimo”. Proprio con Ydra, un terza classe di 37 piedi disegnato da Dick Carter e costruito in alluminio da Abeking & Rasmussen per Marina Spaccarelli Bulgari, nel 1973 Straulino e il suo equipaggio vincono la One Ton Cup, la prima organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda, e la Giraglia. Da qui in poi, molti hanno detto che Agostino Straulino si sia allontanato dalla vela agonistica. In realtà, ogni volta che è nuovamente salito in barca, ha vinto. Mitico il trionfo nel 2002, al Trofeo Ammiraglio Acton, nella categoria Over 60, con un equipaggio di ultraottantenni. Ma questi sono stati gli anni delle lunghe crociere con la sua famiglia, uno o due mesi in barca a godere del mare e del vento, a Lussino prima, alla Maddalena poi, a bordo del suo Kerkyra III. Una vita per il mare, perché, come hanno detto tutti coloro che l’hanno conosciuto, “Lui e il mare erano una cosa sola”.

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