Jeanneau pensa alla crociera ma non dimentica le sportive. Dallo stesso cantiere nascono barche come il Jeanneau 440, il 490 o il 319. Ma Jeanneau produce anche barche come il Sun Fast 3600, vera dominatrice delle ultime stagioni offshore in Mediterraneo e non solo. La versatilità Jeanneau sbarca quindi al VELAFestival, un’occasione in più per non perdere la nostra grande festa di Santa Margherita dal 3 al 6 maggio.
Gli ultimi modelli Jeanneau da crociera si caratterizzano per soluzioni progettuali veramente innovative, come per esempio il 440 firmato da Philippe Briand, che sarà presente al VELAFestival grazie a Union Yachts. Eravamo stati a provarlo in anteprima a Les Sables d’Olonne. Vi riproponiamo la nostra prova come gustosa anteprima in attesa del VELAFestival.

IL NOSTRO TEST

Una sorpresa perfetta. Quando abbiamo ricevuto la telefonata di Andrea Cragnotti, responsabile per l’Italia del cantiere francese Jeanneau, siamo rimasti tutti a bocca aperta: “Abbiamo messo in acqua una nuova barca, vi invitiamo a provarla in esclusiva a Les Sables d’Olonne, è un 45 piedi davvero rivoluzionario, di cui nessuno ha sentito ancora parlare”. E in effetti era davvero così. Di un nuovo Sun Odyssey 440 nessuno sapeva nulla e la barca ci aspettava già in acqua per una prova in esclusiva, prima di qualsiasi comunicazione ufficiale alla stampa. Un vero colpaccio dei francesi!
Detto, fatto. Sono volata nella capitale della vela francese, sede della mitica partenza del Vendee Globe. Ma le soprese non erano finite. Ad aspettarmi in banchina trovo un vero guru della vela mondiale, Philippe Briand, che questa barca l’ha pensata in ogni suo minimo dettaglio. “Sarà che forse sto diventando vecchio anche io” – esordisce il grande progettista francese – “e nel disegnare questo nuovo modello ho messo davanti a ogni cosa la comodità e semplicità della vita a bordo. Le automobili sono sempre più comode, la tecnologia sempre più ergonomica, e di conseguenza si aspettano questo anche le persone che vanno per mare. In poche parole tutto oggi tende a essere semplificato. Partendo da questo ragionamento le linee di scafo e il concept di coperta della barca sono state una diretta conseguenza. Progettualmente la poppa delle barche è stata negli ultimi anni esasperata al massimo e non c’è più larghezza dietro da conquistare. E così ho cercato lo spazio a prua ispirandomi agli ultimi mini con la prua rotonda a scow per spostare avanti il baglio massimo della barca e conquistare spazio sottocoperta.

Questo senza intaccarne le prestazioni, che, come hanno dimostrato i Mini 6,50 con la prua tonda, sono di tutto rispetto, soprattutto alle portanti. Grazie a questa innovazione è stato possibile realizzare una cabina di prua di dimensioni insolite per un 45 piedi e ricavare un ampio calavele difficile se non impossibile da trovare in barche di simili dimensioni.
In poche parole ho cercato di conquistare ogni spazio inutilizzato a bordo e di renderlo funzionale alla vita in barca. Credo che questa imbarcazione riuscirà a essere attuale anche tra dieci anni, perché porta con se un’importante identità”.

UN GIRO IN COPERTA.. E BRIAND COME CICERONE: UN POZZETTO CHE DIVENTA LARGO QUANTO LA BARCA
Dopo aver osservato la barca dalla banchina saliamo finalmente a bordo e un’altra grande innovazione si rende subito evidente: non esiste più alcun ostacolo tra il passavanti e il pozzetto, ma il primo da prua scende dolcemente verso poppa (il dislivello è di circa 60 cm) fino ad arrivare allo stesso livello del secondo all’altezza delle ruote senza soluzione di continuità.

Una soluzione già adottata a bordo dei super yacht ma che ancora non si era visto a bordo di imbarcazioni di queste dimensioni e che va a sfruttare uno spazio generalmente inutilizzato a bordo delle barche. Ma quali sono i vantaggi?
Prima di tutto l’assenza di ostacoli nella circolazione a bordo: non è più infatti necessario scavalcare per passare dal pozzetto al passavanti, questo permette di avere le panche con uno schienale più alto a tutto vantaggio della protezione del pozzetto e infine migliora la visuale dalla zona timoneria perché permette di timonare da una posizione più esterna.

Ed ecco che siamo arrivati a un’altra grande novità: gli schienali delle panche del pozzetto si possono allungare verso l’esterno a creare un gigantesco lettino prendisole che sfrutta tutta la larghezza della barca. Il pozzetto può quindi diventare largo tanto quanto la barca.


A poppa rimane la plancetta di dimensioni generose e dotata di sistema elettrico per la discesa e il recupero.
Al centro del pozzetto c’è un tavolo con ali sollevabili che crea una vera zona pranzo,all’interno del tavolo è stato pensato un frigorifero portatile e ricaricabile con una presa 220 che associato a un barbacue sempre portatile posizionato (insieme a un lavandino esterno) sotto la seduta del timoniere, sono la soluzione perfetta per scendere in spiaggia con il tender portandosi con se la cena.


Il pozzetto è stato poi disegnato leggermente asimmetrico per creare più spazio a sinistra del tavolo e facilitare il passaggio: altra soluzione pensata nell’ottica di facilitare la vita a bordo così come quella di posizionare i winch davanti alle ruote per poter agire sul verricello comodamente in piedi.
INTERNI: TUTTI I VANTAGGI ARRIVANO ANCHE SOTTOCOPERTA
La filosofia del progetto del nuovo Sun Odyssey 440 trova riscontro anche sottocoperta dove gli spazi sono stati studiati da Gian Marc Piaton che ha voluto una cucina centrale molto grande a U (dotata anche di forno a mircoonde a scomparsa), comoda per stare ai fornelli anche in navigazione.
In dinette si vede anche lo spirito long cruise di questa barca che tiene tutti i pesi concentrati in basso (sono infatti assenti gli armadietti bassi ). Non manca luce e la possibilità di vedere il mare da qualsiasi posizione grazie a una doppia linea di finestrature. Interessante anche la soluzione trovata per il tavolo che oltre a ospitare fino a otto persone può essere trasformato in una doppia cuccetta.
Ma è la cabina di prua il vero fiore all’occhiello: grazie allo spazio guadagnato dalle linee dello scafo l’armatoriale diventa una vera suite con letto a isola di forma perfettamente rettangolare. La porta di questa cabina è doppia e quando è tutta aperta crea un grande open space.

Ampio spazio è stato riservato anche al tavolo da carteggio che mantiene una posizione da protagonista sottocoperta: un vero spazio da lavoro, quasi fosse un piccolo ufficio a bordo. I layoout a disposizione sono a due o tre cabine. Nella versione a due cabine, la seconda cabina di poppa diventa un locale lavoro davvero grande con accesso diretto dal pozzetto (sotto la panca), per gli armatori che strizzano l’occhio alle lunghe navigazioni.
IN NAVIGAZIONE

Appena usciti dal porto di Les Sables abbiamo srotolato il Code 0: la barca ha fatto registrare subito buone velocità assestandosi su una velocità di di 7 nodi con 10,5 di vento. Per quanto rigaurda la bolina a un angolo apparente di 40° navigavamo intorno ai 5.7 nodi. Un occhio di riguardo per le prestazioni è dimostrato anche dal gioco di vele della Elvstrom “più cattivo” rispetto” a quello fornito di serie sui precedenti modelli. Il modello protagonista del test era poi dotato di albero versione performance, più alto e in grado di armare un piano velico con una superficie del 10% superiore rispetto a quella standard.
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2018-03-20T12:06:59+00:00